Corriere della Sera, 6 ottobre 2025
Sono pochi, contano poco e se ne vanno volentieri all’estero. Come trattenerli? O meglio, come non farli sentire estranei in casa loro? I pochi giovani che abbiamo non sono una lobby, altrimenti inciderebbero di più sulle scelte governative. Infatti, si parla molto di più di pensioni e di sussidi alle categorie che esercitano efficaci forme di pressione. Nello scorso fine settimana alla Leopolda, l’ormai tradizionale incontro organizzato a Firenze da Matteo Renzi e da Italia Viva, è stata avanzata una proposta che vale la pena di discutere. Si tratta di una sorta di start tax a beneficio dei giovani che sono già pagati poco e avranno molto tardi pensioni sempre più magre.
È stata elaborata da Tommaso Nannicini, docente alla Bocconi ed ex senatore del Pd, anche guardando ad alcuni esempi stranieri: Portogallo, Croazia, Ungheria, Francia e Romania. Un’esenzione fiscale all’Irpef riservata ai giovani al di sotto di una certa età con un sistema di estensione dell’agevolazione (fino a quattro anni) per coloro che, per ragioni di studio, entreranno più tardi nel mercato del lavoro. Gli under 25 pagherebbero solo la metà dell’Irpef dovuta. Tra i 25 e i 30 anni l’imposta sarebbe ridotta di un terzo. Tra i 30 e i 35 di un quinto. Si tornerebbe alla regolarità contributiva solo compiuti i 40 anni.
Una misura del genere, se venisse attuata, realizzerebbe il principio di solidarietà intergenerazione che la nostra Costituzione accoglie negli articoli 9 (su cultura e ambiente) e 81 (sull’equilibrio di bilancio). Quanto costerebbe? Quattro miliardi l’anno. Più o meno il risparmio per l’Erario del mancato aumento di tre mesi al tetto di 67 anni dell’età pensionabile in virtù dell’adeguamento alla speranza di vita. Un punto fermo della Lega con la prossima Legge di Bilancio. Siamo convinti che se si chiedesse ai pensionandi il sacrificio di lavorare tre mesi in più per far pagare meno tasse ai propri figli o nipoti, nessuno si opporrebbe.